10 Ottobre 2025 Giornata Mondiale della Salute Mentale
di Francesco Bernacchia e Romina Mazzei
Dialogo, confronto, creatività, condivisione: parole dense di significato, capaci di racchiudere progetti, speranze e trasformazioni che ruotano attorno al tema della salute mentale. Parole che evocano emozioni e raccontano le esperienze di chi, in prima persona, ha attraversato o sta attraversando momenti di fragilità.
A poche settimane dal Minds Around – Festival della Salute Mentale, Rete Igea riflette su ciò che è emerso, si è pensato e vissuto durante le due giornate dell’evento. In occasione della Giornata dedicata alla Salute Mentale, queste riflessioni diventano occasione preziosa per analizzare criticità e prospettive di cambiamento del sistema di cura attuale.
Più che un semplice evento culturale, il festival è stato un autentico punto d’incontro tra Istituzioni, Servizi, Cittadini, Operatori, Famiglie e Persone che vivono — più o meno direttamente — la condizione della fragilità psichica. Realtà diverse, ma unite dall’impegno di rendere la salute mentale un tema collettivo, capace di ispirare nuovi sguardi nella società attraverso la conoscenza e la cultura. Ognuno con la propria voce, ma con un obiettivo comune: superare la logica dell’“altro da noi” per costruire uno spazio di riconoscimento reciproco.
Rete Igea continua a promuovere una visione della salute mentale che non si limiti all’adattamento dell’individuo al sistema, ma che diventi dialogo tra persona e società. Una prospettiva in cui è la comunità stessa a trasformarsi per accogliere i bisogni reali delle persone, andando oltre ciò che spesso viene percepito come “folle” o incomprensibile. È una visione che richiede coraggio, ascolto e un linguaggio condiviso tra mondi che, troppo spesso, viaggiano in parallelo senza incontrarsi: quello sanitario, quello giudiziario e quello sociale.
Ma come si traduce tutto questo nella complessa rete di servizi che offrono cura, supporto e integrazione?
Durante Minds Around 2025, gli incontri, le relazioni scientifiche, le performance teatrali e le proiezioni cinematografiche hanno mostrato con forza come la salute mentale richieda connessioni. Si pensi, ad esempio, ai percorsi di reinserimento abitativo dopo un percorso riabilitativo o ai casi in cui la fragilità psichica si intreccia con il sistema giudiziario, richiedendo un dialogo costante tra i due ambiti.
Queste connessioni tra servizi, pur esistenti e spesso efficaci, non sono prive di criticità. Prima ancora di essere risolte, devono poter essere “dicibili”, nominate, raccontate. È proprio nelle linee di confine tra un servizio e l’altro che si rischia di bloccare una storia o un progetto di vita. Non perché manchino la volontà o la competenza, ma perché il dialogo tra servizi tende a interrompersi. Così, un cancello o una soglia diventano simbolicamente il limite oltre il quale la responsabilità di cura “finisce” in quanto di competenza di un altro servizio.
Questo approccio risponde forse al bisogno di sicurezza e all’adesione a protocolli standardizzati. Tuttavia, nel percorso riabilitativo di una persona, i momenti di passaggio sono fondamentali. La permanenza in una struttura è solo una tappa di un progetto più ampio, che richiede continuità e comunicazione costante. Occorre quindi mantenere vivo il confronto tra i servizi, andando oltre la logica dell’attesa – quella che porta a sospendere un intervento “finché l’altro non fa la sua parte”.
Sanare queste disconnessioni significa creare spazi di possibilità, in cui la tutela della salute mentale diventi un impegno condiviso anche oltre i confini formali dei singoli servizi.
Minds Around ci ha ricordato che la salute mentale vive proprio in questi spazi di confine: non è solo sanità, né solo assistenza sociale. È un campo di vita, che necessita di politiche integrate, risorse adeguate e una visione di lungo periodo.
La sfida, oggi, è custodire l’energia nata dal festival e continuare a diffonderla. Perché ogni piccolo passo contro lo stigma è, in realtà, un grande passo verso una società più giusta, più umana, più aperta.
Rete Igea auspica che queste riflessioni e questi cambiamenti di sguardo non restino solo idee, ma diventino azioni condivise tra istituzioni, operatori e cittadini. Solo così potremo costruire contesti o comunità che sappiano prendersi cura della persona piuttosto che chiederle di adattarsi.













































